Ogni essere umano ha come desiderio primario, quello di essere amato per ciò che è, che egli vada già bene così e non debba cambiare per ricevere amore.
Il bisogno di essere amati, accettati e stimati è un bisogno psicologico fondamentale che viene soddisfatto attraverso relazioni sicure ed esperienze positive sin dalla nascita con i propri genitori.
Ognuno non desidera altro che essere già giusto per essere amato, di meritarlo e di riceverlo, il bisogno di accettazione è una richiesta di amore che viene fatta al genitore, al proprio compagno/a, ai propri amici ed ad ogni altra persona che si incontra; per questo si cerca di presentarsi sempre al meglio e magari di nascondere dietro qualche maschera le proprie fragilità, per timore di non essere accettati e di conseguenza amati.
Tutto quello che stanno cercando le persone che soffrono della paura d’essere rifiutati è essere accettati così come sono.
Dentro te stesso sai già la verità, ossia che non sei mai stato accettato ed amato totalmente dai tuoi genitori, dalle persone importanti per te, alcuni amici, insegnanti di scuola e dalle regole della società, che ti vogliono remissivo, chiuso in un gregge.
In molti, a volte in buona fede, cercavano di cambiarti e di migliorarti secondo la loro visione, il loro credo e morale purtroppo però influenzato dai pensieri limitanti, tramandati di generazione in generazione.
In altri casi invece cercavano di cambiarti per l’aggressività causata dalle loro dinamiche irrisolte e per questo ricevevi rimproveri senza un reale motivo, se non per scaricare la loro frustrazione e proiettare la loro inadeguatezza su di te.
Come conseguenza, hanno creato in te l’idea che così come sei, tu non vai bene, tu non vali abbastanza, tu non sei abbastanza e nei casi peggiori che la colpa di tutto questo è solo la tua.

Per l’io del bambino ancora in formazione ed impotente verso la vita, non è sopportabile che chi gli ha dato la vita stia sbagliando nei suoi confronti, quindi è per forza lui a fronte di una critica ad essere sbagliato, qui nasce il senso di colpa.
Tutti questi condizionamenti, sottolineati dalla mancanza d’amore e di accettazione incondizionato che si dovrebbe avere verso un bambino che sta muovendo i suoi primi passi esplorativi alla ricerca della propria identità, generano in te nel tempo, l’idea di dover lottare per dimostrare al mondo di valere, impegnando tutte le energie nella ricerca del potere, del successo, dei soldi, della fama e del controllo sul proprio ambiente altrimenti non potrai essere amato dal fantasma genitoriale, che ancora oggi aleggia nella tua mente e che tu nutri attraverso i pensieri negativi su te stesso/a, pur di non perdere l’idea che forse se tu cambi o magari non esisti per ciò che sei, egli ti amerà.
E quando non ci si riesce a controllare questo fantasma genitoriale oppressivo, per soddisfare questo profondo senso di inadeguatezza e di scollegamento con se stessi, allora si ripiegherà nel tentativo di fare le stesse cose magari in forme sottilmente diverse su coloro che incontreremo da adulti, come ad esempio, nell’avere il potere sulla moglie, sul marito, sui figli, oppure, nel lottare e competere con i colleghi, amici e collaboratori per dimostrare di essere i migliori, risultando alla fine anche da tenere lontani e non invece persone ad accogliere nella propria vita.
Una conseguenza a tutto questo è cadere in una costante opera mentale di disvalore verso se stessi, come risposta ultima, ma anche questa modalità nasconde semplicemente una forma di rifiuto della realtà e non una soluzione al fatto che si è convinti di non valere e che niente dia realmente senso alla nostra vita, perché si aspetta (passivamente) che siano gli altri a dargli senso.
Bisogna che tu impari a prendere invece di aspettare che ti diano, perché ciò che non hai avuto sino ad ora non ti verrà dato, perché semplicemente l’amore per te, non l’avevano allora e non l’hanno oggi da dartelo.
Ci sono due tipi di risposte a questo vissuto:
- Le persone attive/estroverse lottano col mondo e con gli altri per avere potere e riconoscimento dagli altri.
- Le persone passive/introverse si aspettano invece di essere riconosciute, amate e accettate perché non lo sono state nell’infanzia.
Sintomi esterni diversi, ma stessa causa radice: il senso di fallimento come figli nel soddisfare le aspettative familiari, la vergogna, il senso di inadeguatezza, l’idea di non valere mai abbastanza.
Ecco che a volte il dolore di non andare bene è talmente forte da portarle a evitare qualsiasi situazione che possa innescarlo di nuovo oppure ad ipervigilare ogni risposta che viene dall’esterno, in una folle disputa che li porta a contrasti accesi per un non nulla che gli viene detto, in quanto si aspetta non di essere amato, ma criticato se non ignorato del tutto, trasferendo quindi sugli altri il disvalore subito dai propri genitori.
Relazioni? No meglio di no se non posso gestirle al 100%.
Eventi con tante persone? No meglio di no, sicuramente qualcuno mi attaccherà e faro una pessima figura.
Mettermi in gioco? No meglio di no tanto perderà per quanto valgo poco.
Far entrare la felicità nella mia vita? No perchè tanto so che finirà male.
Ma come faccio a far entrare la felicità nella mia vita se ho paura?
Se non mi fido?
Se il dolore che potrei provare è troppo forte?
Se voglio sempre controllare tutto?

Tutte queste persone sono talmente abituate a vedere la vita con il filtro del rifiuto che anche se ricevono l’accettazione che tanto vogliono, non riescono a percepirla come tale, solo chi si annulla totalmente a loro anche se per pochi attimi gli permette di sentire un po’ di tregua, ma non appena l’altro dirà o farà qualcosa di sua idea, subito gli scudi, la diffidenza e la paura riprenderanno il controllo della sua mente.
Perché la vera accettazione che desiderano è quella del genitore, di solito dello stesso sesso, che hanno percepito come causa del loro dolore, pertanto dove non c’è stato quel terreno che fungeva da palestra per sviluppare e gestire le dinamiche affettive, da e verso se stessi, si è sostituito un duello a chi prevarica di più sull’altro, infatti molto spesso le persone che hanno subito trattamenti disfunzionali dai genitori, hanno grandi difficoltà a gestire le emozioni.
Ma anche oggi che si è adulti, quel genitore difficilmente potrà far sentire accettato il figlio perché la ferita ha preso il sopravvento nella sua mente ed anche perché se questo genitore non ha fatto a sua volta un percorso per risolvere i propri conflitti, non potrà fare altro che continuare a riversarli sul figlio/a.
Allora come si arriva alla guarigione?
Quando siamo noi ad accettarci seriamente.
Quando ci vediamo per quello che siamo, ossia esseri umani unici e creati perfettamente, con tanto da dare e da ricevere dal mondo.
Come afferma anche Nietzsche: Il superuomo non è il più forte, duro, sano al mondo, ma colui che accetta la propria fragile quanto maestosa umanità!
Ed è proprio facendo questo cambiamento nel percepirsi che i pensieri, le emozioni ed esperienze di vita cominciano a cambiare, che stranamente si viene accolti e non più rifiutati dalla vita, perché si è smesso di proiettare su tutto il mondo il male genitoriale racchiuso in se.
E si accorgeranno che, molto probabilmente, sono sempre stati accettati e voluti dalle persone che oggi fanno parte della loro vita, ma erano loro gli unici a rifiutare questo Amore, rimanendo in attesa di quello del genitore mancante.
La ferita della non-esistenza corrisponde a una profonda disconnessione da se stessi (dall’Essenza) dove ti senti, senti di essere, di esistere e di valere, a prescindere che ci sia o no qualcuno che ti genera delle forti sensazioni fisiche ed emotive.
Più si è scollegati dentro, tanto più si sarà scollegati fuori dagli altri, meno si è se stessi e meno permetteremo agli altri di riconoscerci.
La cosa inquietante però è che più sei diviso e frammentato al tuo interno, tanto più percepirai il mondo come un luogo spaventoso, un mix di confusione e aggressività.
E qui inizia a mettere le sue radici nella tua mente, la dipendenza, l’ansia e la paura.
Ma è solo chi non ha se stesso che ha paura di vivere.
Ha paura d’essere lasciato, ha paura d’amare, ha paura della solitudine, ha paura di vedere le cose così come sono, ha paura del cambiamento, ha paura d’aver paura, paura di tutte quelle emozioni che il genitore non gli ha permesso di sperimentare.
Chi non ha se stesso.
Abbiamo molte cose, siamo circondati da molte persone e da mille oggetti.
Ma non abbiamo noi stessi, siamo sui social ma soli, siamo alle feste ma rinchiusi nella nostra gabbia mentale, da qui la paura.
Non vi sono mille paure, esiste la paura soltanto di non essere accettati che si frammenta in mille altre piccole paure.
E nasce dal non avere se stessi, se stessi che un tempo doveva essere il proprio genitore interiorizzato quando abitavamo il nostro Io primario, ma che venuto meno, oggi impedisce di essere essere in contatto con la sorgente d’amore e con le nostre qualità essenziali e con la forza del proprio magma interiore.
Lo ripeto, hai molte cose ma non hai te stesso, per questo la tua mente non fa che pensare girando su te stesso/a, come fa un criceto nella sua ruota.
La mente è ossessionata dagli altri e da ciò che puoi aspettarti, prendere, pretendere, controllare e possedere, per sentire di esistere.
Ma chi non ha se stesso, non ha niente ed imitare gli altri cercando la loro approvazione, ti farà perdere ulteriormente la tua unicità.
Non cercare di riempire la tua vita di oggetti, persone, eventi, distrazioni, confusione, stimoli e falsi valori.
Riempi quel vuoto di non-esistenza con l’agire costruendoti come tu sei.
Ricomincia da te stesso e diventa un unica ed irripetibile opera d’arte.
Ritorna al tua nuova casa, dentro te, non pensare di trovare nelle vecchie case genitoriali nulla, se non quello che già non hai avuto.
Lascia tutto e segui il tuo Essere, la tua unicità, la tua verità.
Se hai paura, questo è perché manchi tu a te stesso/a.
Riprendere il proprio posto nel mondo, conquistandolo.
Per guarire è necessario che tu torni a collegarti al tuo corpo e al tuo sentire piaceri ed emozioni, alla bellezza di essere te stesso, occorre che tu inizi il vero viaggio verso te stesso, ricostruendo il tuo Io profondo e trasformarlo nella reale versione di se non addomesticata oppure igienizzata.
Solo in questo modo:
- Smetterai di voler fuggire, di esitare per prendere il tuo posto, di darti dell’incapace.
- Smetterai di avere paura, di vedere il mondo così pericoloso, perché non sei più a rischio e gli altri non sono tuoi nemici.
- Ti sentirai bene anche se fai degli errori, non c’è mamma e papà a rimproverarti, sei grande ora.
- Non avrai bisogno di convincere gli altri ad accettarti o le tue opinioni e idee, altrimenti torni in contrapposizione con il genitore in te.
- Non sentirai più il bisogno di piacere a tutti, né di controllarti in ciò che sei e fai, non sei un brutto anatroccolo ma un cigno meraviglioso.
- La ricerca della perfezione non sarà più per essere accettato e apprezzato, ma per infondere bellezza nella vita.
- Sarai sempre più a contatto con il tuo sentire, a tuo agio con te stesso, senza più nasconderti nella tua immagine d’apparenza.
- Smetterai di avere paura delle critiche, non ti importerà più del giudizio degli altri, altrimenti ridai voce al fantasma genitoriale.
- Smetti di sentirti piccolo/a, tu non sei più un bambino e gli altri non sono i tuoi genitori, altrimenti gli dai un potere immenso.
- Ti lascerai andare alla vita e all’amore.
Questa è la strada che porta alla tua liberazione da te stesso, perché sia chiaro, il tuo carceriere sei tu, chi si ostacola sei tu, chi deve imparare ad amarsi sei tu, non sei la vittima se non di te stesso/a.
Ci tengo a concludere con questa riflessione.
Mi rivolgo proprio a te che soffri (inutilmente) della ferita della non-esistenza.
Ti sei dimenticato che sei qui nel mondo perché c’è un progetto anche per te ma che va conquistato superando il tuo nano interiore che ancora ti porta in basso.
Che è importante che anche tu esista e porti il tuo essere nel mondo nella tua eccezionalità e diversità.
Che è importante che tu sia completamente te stesso perché è questo l’unico modo per essere felice e fare la differenza.
Essere pienamente te stesso. Brillare della tua luce. Mettere a disposizione le tue qualità e talenti alleandoti con chi ti porta in alto e non in basso.
Perché più sei te stesso, più sarà amato e felice, perchè permetti di essere riconosciuto nella tua autenticità.
Non pensare che solo se nascondi il vero te, allora la gente ti calcolerà e ti darà meno fastidio possibile, casomai ti schiaccerà o ti ignorerà.
Più ti fai da parte e non esprimi te stesso e i tuoi bisogni, più tutto andrà bene è la tattica dello struzzo, non dell’aquila.
È proprio il contrario.
La gente non vede l’ora di conoscerti, il mondo non vede l’ora di godere del tuo essere, mentre tu credi che a nessuno interessi di te e ti isoli disperato, nascondendo il tuo tesoro. Non per compiacere gli altri ma per allungare le tue mani ed abbracciarli.
Concediti di esistere. A modo tuo fatti riconoscere perché il mondo sta aspettando di amare proprio te.





