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Diventa ciò che sei: come conoscere se stessi

Diventa ciò che sei: raggiungere i tuoi obiettivi umani e professionali sarebbe impossibile senza una profonda conoscenza di te stesso.

Lo scopo di un percorso interiore è quello di portare la persona ad un processo di individuazione e costruzione di se per diventare ciò che si è. Nella vita per crescere, fin da bambini, si imitano ed acquisiscono comportamenti altrui, prima dei genitori, poi dei parenti ed in parte degli amici, sotto la regia del modello sociale al quale si appartiene.

Tutti i concetti e comportamenti assimilati, diverranno i nostri modelli di pensiero nella vita.

Ma ad un certo punto bisogna aggiungere del proprio a questa struttura di pensiero. Una struttura acquisita per imitazione, per iniziare a diventare “Ciò che si è”. Per rendere possibile tale evoluzione di se, e giungere alla scoperta delle proprie eccellenze interiori, occorre prima conoscersi, guardare in profondità la provenienza del materiale mentale che ci compone, capirne come e da chi è stato generato. Altrimenti si rimane come in una gabbia nella nostra mente costruita da altri.

Diventa ciò che sei, conosci te stesso

Questo processo è indispensabile per scoprire le proprie potenzialità e liberarsi da pensieri vincolanti non propri. Un passaggio indispensabile per giungere alla consapevolezza di se e realizzare lo scopo per il quale si è in questa vita, la propria missione esistenziale.

diventa ciò che sei

Se si riesce a giungere al perché si è nati, dandogli un senso attraverso la scoperta dei propri talenti ed attitudini, andando oltre la costruzione fatta per imitazione e come dice Nietzsche, “diventando un ponte oltre se stessi”, allora puoi raggiungere un livello di “stabile felicità”, non vincolata a nessun motivo, ne materiale ne altrui.

Lo scopo di un percorso davvero virtuoso è far diventare se stessi oltre i condizionamenti ricevuti, ma per fare questo bisogna fare azioni non comuni, ossia atti che altri non farebbero. Occorre uscire dai comportamenti gregge e portarsi ad agire oltre il comune senso del bene e del male, in una trasmutazione dei valori, in uno smantellamento delle proprie credenze, per giungere al reale se stessi e non essere solo un insieme di fotocopie comportamentali. Ecco cosa vuol dire “diventa ciò che sei”.

Appena nati inizia la costruzione della nostra identità e, per far sì che questo accada, utilizziamo dapprima i nostri genitori, in grado di rimandarci le immagini che andranno a definire noi stessi.

Giorno per giorno, con ciò che giunge a noi dall’interazione con loro, costruiamo una mappa di noi.

I loro assenzi, i divieti, gli apprezzamenti e le critiche delineano l’immagine che noi avremo di noi stessi in futuro.

In una seconda fase, che avviene verso i 4 anni, si comincia a esplorare, con la consapevolezza di sé sin qui acquisita dal primo specchio, il mondo circostante, concretizzato da regole sociali e relazioni; anche questo ci dà delle risposte conseguenti alle nostre azioni.

Gli apprezzamenti degli amici o le loro critiche, i successi che avremo nella vita o gli ostacoli che incontreremo, saranno tutti eventi funzionali a ridefinire ogni volta chi siamo.

Noi siamo dei contenitori formati dal materiale biologico fornito dai genitori, materiale a loro volta preso dai loro genitori e così via.

In questo contenitore sarà poi versato – e verseremo anche noi – il nostro contenuto, ossia ciò che siamo, che è in gran parte formato dal gioco di specchi sin qui descritto abbinato alle esperienze che noi faremo nel nostro esistere.

Quando l’immagine riflessa da questi specchi è distorta a causa, ad esempio, dei comportamenti non idonei dei genitori, oppure lo specchio riflette una immagine troppo lontana da noi (come nei casi in cui è la relazione affettiva con il figlio a mancare), si avranno delle conseguenze negative negli anni a venire sia sulla capacità di vedersi e capirsi, che sulla capacità di comprendere anche se stessi in relazione con gli altri e con il tutto intorno a noi.

La conseguenza della visione offuscata di noi nel primo caso è determinata appunto da comportamenti genitoriali non coerenti, se non addirittura contrastanti, mentre nel secondo caso, quello dei genitori anaffettivi, potremmo vedere noi stessi in lontananza – come accade in coloro che dicono di non sapere bene chi sono né cosa vogliono – o troppo vicini -come avviene nei narcisisti, dove un eccesso di proiezione genitoriale, amplifica la dimensione che vediamo di noi stessi.

Questi specchi sono indispensabili anche per trovare le giuste direzioni nella vita, perché anche noi siamo diventati nel frattempo specchi e la nostra “fedeltà” di riflessione determinerà la congruità di ciò che analizzeremo; e dalla correttezza di ciò che riflettiamo come specchi dall’esterno trarremo conseguenze e credenze decidendo azioni e comportamenti da seguire.

Come conoscere se stessi

“Ciò che ti è servito per diventare grande, ora non potrà portarti oltre, occorre un nuovo sostegno per il proprio Io, Se Stessi!”

Tale processo evolutivo, racchiude il senso della propria vita, è qui che si nasce davvero. Si diventa uomini o donne distaccati dal cordone ombelicale fisico e mentale, un legame che ancora relega a pensieri e comportamenti di origine genitoriale. Solo chi riesce in questa impresa può dire di vivere davvero la sua vita e non essere per sempre lo specchio di vite altrui, il riflesso di ciò che si poteva essere.

Pertanto, avere la capacità di approfondire il nostro io e le peculiarità che lo compone rappresenta la via maestra per diventare ciò che sei. Questo significa avere coscienza della propria persona, e da questaconvinzione potrai iniziare un percorso di crescita che ti porterà a divenire la donna o l’uomo che desideri essere realmente.

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